Questo sito è ottimizzato
per Internet Explorer.

(c) Ideazione.com 2008
Direttore responsabile: Barbara Mennitti
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Redazione: piazza Sant'Andrea della Valle, 6 - 00186 Roma
Tel: 0668135132 - 066872777 - Fax: 0668135134
Email: redazione@ideazione.com

[20 mag 08]
Douglas Carswell: il futuro è liberale

Douglas Carswell, 37 anni, è parlamentare britannico del partito Conservatore, eletto nel collegio di Harwich e Clacton. Esponente di punta del movimento liberale, è fondatore di Democrazia Diretta, uno dei maggiori think tank anglosassoni. In una recente pubblicazione per l’Adam Smith Institute, ha chiesto l’abolizione delle tasse nazionali a favore di una forma di tassazione locale, indipendente e autonoma di città in città. In sostanza, con l’introduzione dell’autosussistenza amministrativa, secondo Carswell migliorerebbero tutti i servizi al cittadino, perché potrebbero scegliere in base alla libera concorrenza ed alla convenienza di mercato.

“Le idee liberali sono universali. Non esiste un Paese al mondo in cui ridurre il ruolo dello Stato, introdurre un’economia di libero mercato e far sì che i politici debbano rendere conto alla gente del loro operato non avrebbe effetti positivi. Allo stesso modo tutti i Paesi, compresi Gran Bretagna e Italia, possono subire grossi danni dal Big Government. Tanto in Gran Bretagna quanto in Italia, fino a pochissimo tempo fa il liberalismo era in caduta. Dalla fine del diciannovesimo secolo, diversi cambiamenti sociali ed economici hanno incoraggiato la crescita del Big Government. L’espansione del potere dello Stato è stata agevolata dai cambiamenti tecnologici e incoraggiata dagli intellettuali di sinistra. Il potere si è andato centralizzando sempre più intorno allo Stato, mentre il liberalismo classico si arroccava su posizioni difensive”.

In Gran Bretagna, però, siete riusciti a far prevalere una logica liberale. Qui da noi ancora sembra lunga la strada…
In Gran Bretagna la svolta è arrivata nel 1979. Quell’anno si è verificata una crisi di tipo antiliberale. Il fallimento economico ha dimostrato che il Big Government non era in grado amministrare l’economia. Ispirati da studiosi che avevano posizioni estreme, come Hayek e Friedman, i conservatori britannici iniziarono a fare di nuovo riferimento alle idee liberali. Compresero che, invece di cercare di gestire l’economia, i politici e lo Stato dovevano decentralizzarne il controllo. Nacque il thatcherismo, un programma radicale per la liberalizzazione dell’economia.

Un modello che molti in Europa vi hanno invidiato.
Ma non è sufficiente, almeno per noi. Io ho deciso di fare politica perché non credo che la rivoluzione liberale compiuta dai governi Thatcher si sia spinta abbastanza avanti – anzi, stiamo tornando lentamente indietro con la crescita incontrollato del Big Government. Thatcher è riuscita solo a liberalizzare l’economia, ha decentralizzato il potere economico, ma il liberalismo continua a indietreggiare davanti al potere politico ipercentralizzato. Mi spingerei addirittura a dire che oggi la Gran Bretagna non è più una vera democrazia liberale, ma una tecnocrazia non eletta. Le decisioni chiave sulle questioni che stanno più a cuore ai cittadini – sanità, istruzione, sicurezza, immigrazione – non vengono prese da chi riceve il nostro voto, ma da funzionari non eletti. Il governo non è più nelle mani di persone che si possono votare, ma di una burocrazia remota – quello che in Gran Bretagna chiamiamo “lo Stato quango [quango è l’acronimo dispregiativo di quasi-autonomous non-governamental organization; in italiano si potrebbe tradurre con quasi ufficiale, ndt].

Però potrebbe anche voler dire separare le questioni tecniche da quelle politiche.
L’aumento di funzionari non eletti nel governo ha due conseguenze terribili. Prima di tutto ha causato una forte sfiducia nel sistema politico. Oggi in Gran Bretagna la partecipazione al voto ha toccato la soglia più bassa dall’introduzione del suffragio universale. L’establishment politico viene guardato con disprezzo, spesso giustamente. In secondo luogo, il governo dei funzionari non eletti ha creato una ipertrofia del Big Government senza precedenti. Come aveva intuito Antonio Gramsci, dare potere a istituzioni che non devono rendere conto del loro operato equivale a dare potere alla sinistra. Non è un caso che questi funzionari, giudici e burocrati favoriscano misure per l’istruzione, politiche per l’immigrazione e leggi sul lavoro di sinistra. Qualunque problema affligga la vita pubblica, sembra che oggi in Gran Bretagna l’unica risposta sia “più Stato”. Il potere esecutivo è in mano a funzionari pubblici e giudici che non rendono conto del proprio operato. Agenzie statali controllano ogni aspetto della nostra vita. I servizi pubblici non sono gestiti da chi deve rispondere ai cittadini, in quanto utilizzatori di quei servizi, ma a una ristretta élite.

Quindi alleggerire lo Stato, consentire libertà di mercato, significa aiutare il cittadino?
La grande sfida del liberalismo non è semplicemente quella di battersi per il libero mercato, meno tasse e per una generale deregolamentazione; persino i governi di sinistra parlano di questi temi. La nostra sfida è più profonda. Dobbiamo riconoscere che per raggiungere una società liberale, e non solo il liberalismo economico, è necessaria una riforma politica radicale. Non dobbiamo cambiare solo l’economia, ma il modo in cui facciamo politica, sia a Roma che a Londra.

In che modo?
I nostri sistemi di democrazia rappresentativa essenzialmente ottocenteschi attribuiscono troppo potere agli intermediari – politici a tempo pieno, giudici, funzionari e cosiddetti esperti. Per questo è diventato molto difficile tenere sotto controllo chi detiene il potere esecutivo e bisogna trovare nuovi modi per esercitare questa vigilanza diretta. In Gran Bretagna ho lanciato la campagna Direct Democracy appoggiata da gran parte dei nuovi parlamentari conservatori. Vogliamo che la democrazia diretta diventi l’anima del nuovo programma del Partito conservatore guidato da David Cameron. Crediamo nel “localismo” – trasferire il potere da Londra e Bruxelles agli individui quando è possibile o ai municipi quando è necessario. Vorremmo che i funzionari pubblici rispondessero del loro operato direttamente ai cittadini dei quali sono al servizio: i dirigenti della polizia locale dovrebbero essere eletti direttamente dalla popolazione. I genitori dovrebbero avere voce in capitolo sulla parte di finanziamenti scolastici che spetta al loro figlio. Crediamo anche che i politici debbano essere direttamente responsabili nei confronti dei cittadini; chiediamo il diritto di iniziativa e di referendum, come accade in Svizzera dove i cittadini hanno un potere reale e diretto. Sosteniamo l’istituzione di un referendum per esercitare un diritto di veto, in modo che i cittadini possano esercitare un controllo sulle ambizioni dei politici. Vogliamo abolire ogni forma di finanziamento pubblico dei partiti politici, perché crediamo che il pesante apparato corporativo della politica sia deleterio. I politici devono imparare a vivere con i loro mezzi e ad usare internet per comunicare con gli elettori e raccogliere fondi – come è riuscito a fare Barak Obama negli Stati Uniti. Vorremmo anche l’istituzione di primarie aperte che permettano a tutti di scegliere i candidati per tutte le cariche pubbliche. Attualmente non c’è abbastanza concorrenza in politica e le regole favoriscono l’establishment e la sua linea.

E crede che prima o poi questo avverrà? O meglio, crede che i partiti siano disposti ad abbandonare la strada sicura del finanziamento pubblico?
Sono estremamente ottimista. Internet inizia a dare nuova vita al liberalismo. Riesce a diffondere informazioni e disseminare idee, ma, cosa altrettanto importante, rimuove le barriere per l’accesso in politica come nel business. Nasceranno nuove campagne politiche, nuovi gruppi di pressione e nuovi partiti. Nell’era di YouTube, non è più l’elite dei giornalisti a decidere cosa fa notizia. Né sono solo i politici dell’establishment a decretare quali sono le opinioni con diritto di cittadinanza. Internet introdurrà a forza un nuovo tipo di politica iperdemocratica. Proprio quando gli elettori in tutto il mondo occidentale chiedono una politica nuova – diversa, autentica, locale e particolare- internet la rende possibile. Ma la cosa più importante è che internet scardinerà lo Stato centralizzato e monopolista. Potremo richiedere informazioni e compiere delle scelte non solo prenotando una vacanza o acquistando una polizza assicurativa online – ma valutando come sono gestiti il nostro ospedale e le nostre scuole e come funziona la nostra polizia locale.

Quindi, secondo lei, internet è uno strumento liberale. O meglio, antistatalista.
Se ha ancora dei dubbi, rifletta per un attimo su questo; su internet e nei blog predominano i commentatori e le opinioni liberali. E’ solo perché la sinistra è lenta? E’ solo perché i politici e i giornalisti di sinistra devono ancora capire? No. E’ perché internet è un mezzo intrinsecamente liberale, profondamente contro l’establishment e decentralizzante. La sinistra – con il suo amore per il corporativismo – prosperava nell’era del governo e dei media corporativi. Questa era sta finendo. E l’era di internet sarà profondamente liberale.

 

vai all'indice delle interviste


Le riflessioni di un filosofo
sul mondo che cambia.

_____________

Un occhio indiscreto e dissacrante nei Palazzi del potere.
_____________

_____________
IL POST

I migliori post del giorno selezionati dai blog di Ideazione.

_____________
IDEAZIONE DOSSIER
Analisi, approfondimenti
e reportage.

IDEAZIONE VINTAGE
Il meglio dei primi quattordici anni della rivista bimestrale.
_____________
I BLOG DI IDEAZIONE

---

---

---

---



Anche la Rai al centro del dialogo
di Daniele Capezzone



Il villaggio
della serie A

di Pierluigi Mennitti



Lost
in translation

di Massimo Lo Cicero



Le favole non diventano realtà
di Barbara Mennitti



Vallanzasca,
una vita da film

di Domenico Naso



Douglas Carswell:
il futuro è liberale

di Stefano Caliciuri