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[22 mag 08]

In una carta il diritto di morire

La chiamano “right-to-die” card e sta spaccando in due persino l’opinione pubblica più laica e disincantata d’Europa, quella britannica. Si tratta di un progetto pilota lanciato dalla città di Salford, nel Lancashire, nell’ambito del Mental Capacity Act, una legge che permette la “advanced decision to refused treatment”, cioè di decidere in anticipo di rifiutare i trattamenti terapeutici e in quali casi. La legge è del 2005 ma è entrata in vigore solo nell’aprile del 2007 e finora limitava la possibilità di scelta solo ai malati terminali. L’iniziativa di Salford, invece, estenderà questa facoltà a tutti i cittadini. Si tratta, appunto, di una carta come quelle bancarie o delle raccolte punti dei supermercati da compilare e tenere dentro il portafogli. Su questa carta, però, c’è scritto: “Stop: voglio decidere in anticipo di rifiutare i trattamenti. Non voglio essere tenuto in vita da una macchina”. In breve indica che il suo possessore, in caso di incidente o malattia terminale - di perdita delle facoltà, insomma - rifiuta i trattamenti medici necessari a farlo sopravvivere. La carta con annesso volantino informativo è stata dapprima lasciata a disposizione del pubblico nella Biblioteca cittadina; oggi, apprendiamo dalla Bbc, si può trovare anche in alcuni pub, banche, studi medici e persino alcune chiese. Chi vuole può prenderla, compilarla e portarla con se. In caso di emergenza la carta bloccherà i dottori e sarà corredata da una dichiarazione che il possessore lascia a un parente o al suo medico di base, indicando quali trattamenti rifiuta e in quali circostanze.

Secondo gli ideatori dell’iniziativa, si tratta di modo tangibile e facilmente accessibile per implementare la legge e salvaguardare i diritti dei cittadini. “Pensiamo di aver trovato una soluzione innovativa e pratica e allo stesso tempo semplice ed efficace”, ha commentato David Entwistle, il manager della Mental health social work team, l’uomo che sta mettendo la sua faccia per promuovere e difendere l’iniziativa. Entwistle si dichiara anche convinto che si tratti del modo giusto per permettere ai cittadini di compiere una scelta informata in materia. Sulla stessa lunghezza d’onda è Steve Colgan, direttore dello West Mental Health Foundation Trust dell’area di Manchester. Secondo Colgan, la tessera permetterà di compiere una scelta consapevole sul proprio futuro, quando si è ancora nel pieno possesso delle proprie facoltà, cosa spesso impossibile quando si è gravemente ammalati. E comunque i promotori insistono sul fatto che si tratta di una scelta facoltativa: il cittadino può decidere se vuole prendere una “advanced decision” o meno e può ritirarla o modificarla in qualsiasi momento.

Di tutt’altro avviso sono quelli che si oppongono all’iniziativa, giudicata come una “scorciatoia verso l’eutanasia”. Gli attivisti pro-life temono che la “right-to die” card possa banalizzare la questione, spingendo la gente a prendere decisioni affrettate senza comprendere appieno la complessità della loro scelta. Secondo Andrew Fergusson, medico e membro della Christian Medical Fellowship, è giusto che i pazienti abbiano maggiore autonomia che in passato, ma sarebbe meglio che delegassero qualcuno a decidere per loro quando non sono più in grado di farlo. “Una delle cose che ci preoccupa – ha dichiarato – è che quello che si vuole quando si sta bene è molto diverso da quello che si vuole quando si è malati. I valori cambiano”. Fergusson teme, inoltre, che una cosa del genere obbligherebbe i medici a lavorare con “una mano legata dietro la schiena” e potrebbe portare a un cambiamento di marcia nelle situazioni di emergenza , pregiudicando tutto il processo decisionale. Senza appello il giudizio di Josephine Quintavalle, membro fondatore della Pro-life alliance: “E’ un passo verso il diritto legale di suicidarsi, un atto che finora era completamente illegale”. Ma a dividersi non sono solo gli “addetti ai lavori”. Se da una parte il pubblico sembra aver accolto bene l’iniziativa i forum dei quotidiani sono pieni di gente di diversa opinione. “Sono disgustato da queste carte – ha scritto un anonimo nel forum di un giornale locale – ieri ne ho portate via quante più potevo dalla Biblioteca”. Il dibattito è ancora aperto.

 

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