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Caro-carburanti, l’Europa si divide sulle soluzioni
di STEFANO CALICIURI

[20 giu 08] Giulio Tremonti ha fatto scuola: anche l’Europa ora vorrebbe appropriarsi della cosiddetta Robin Hood Tax. Riuniti a Bruxelles e chiamati a rispondere all’emergenza dettata dall’incessante rincaro del prezzo del petrolio, i capi di Stato europei stanno concretamente pensando di esportare il modello italiano anche nei loro Paesi. In sostanza, la proposta tremontiana è semplice: tassare maggiormente i profitti delle compagnie petrolifere derivanti dalla speculazione. Il greggio, infatti, viene acquistato in grandi stoccaggi e poi immagazzinato per essere rivenduto di volta in volta al dettaglio al prezzo di mercato. Che, come si sa, è in costante crescita.

La tassazione progressiva avrebbe lo scopo di interrompere la speculazione; con i proventi della pressione fiscale petrolifera si aiuterebbero le famiglie meno abbienti attraverso una sorta di “tessera per il pane” che i più poveri potrebbero ricaricare a spese proprio dei petrolieri. In linea con Tremonti si è dimostrato il cancelliere austriaco, Alfred Gusenbauer, che ieri sera, di fronte ad una decina di giornalisti, ne ha così spiegato le ragioni: “Sappiamo tutti che la parte speculativa sul prezzo finale del petrolio è assai elevata. L’Europa deve avanzare delle proposte su come si debba o possa contenere questo fenomeno, perché non è normale che i consumatori paghino al posto degli speculatori mondiali”. Dalla Svezia, però, tramite le parole del primo ministro Fredrik Reinfeldt, giunge un monito: la proposta tremontiana può essere presa in considerazione solo se si tratta di ridistribuire i proventi, perché altrimenti sarebbe “scorretto utilizzare questa manovra finanziaria per risanare il deficit di cui soffrono molti Paesi europei”.

In sostanza, va bene tassare i ricchi ma con l’unico fine di aiutare i deboli. Lo Stato, insomma, non ci deve guadagnare. Di parere differente si è dimostrato Nicolas Sarkozy, forse anche estenuato dai continui scioperi che stanno frenando l’economia francese. Il primo ministro francese vorrebbe utilizzare i maggiori proventi derivanti dall’Iva sui carburanti per aiutare e sostenere gli autotrasportatori, i pescatori e gli agricoltori. Ma la maggioranza dei Paesi europei si è detta contraria a questa forma di assistenza: non servirebbe a frenare gli aumenti del prezzo ma semplicemente a tamponare una situazione particolare, seppur urgente. “Sarebbe un pessimo segnale – ha commentato Antonio Tajani, commissario ai Trasporti – nei confronti dei Paesi produttori di petrolio perché significherebbe che possono continuare ad alzare il prezzo secondo la loro volontà”. Anche Angela Merkel, direttamente dall’aula del Bundestag, ha dimostrato perplessità sulla proposta francese. “Non servirebbe a nulla adottare semplici misure fiscali senza poter intervenire direttamente sui cambiamenti imposti dal mercato”.

I burocrati europei, comunque, non dovranno pronunciarsi a sostegno di una o l’altra soluzione (anche se sono in molti a sussurrare che tra la proposta italiana e quella francese non ci sarebbe storia a favore di Tremonti), ma incoraggiare ufficialmente l’adozione di singole misure nazionali atte a calmierare i prezzi e rendere trasparente il mercato degli idrocarburi, compreso lo stoccaggio di petrolio. C’è attesa, intanto, per il summit che domenica prossima, a Djedda, in Arabia Saudita, riunirà i Paesi produttori, consumatori e le grandi compagnie di raffinazione e distribuzione: forse non si scriverà la parola fine sull’emergenza, ma certamente si potrà avere un quadro d’insieme che permetta di capire chi davvero voglia contribuire alla soluzione del problema e chi invece sta facendo il doppio gioco.


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