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[08 lug 08]
Dresda, quel ponte non s’ha da fare

La storia è indicativa di un dibattito sul quale si accapigliano storici, urbanisti e architetti da qualche tempo. Dresda rischia di perdere il titolo di città patrimonio dell’umanità a causa di un nuovo ponte che le amministrazioni locali hanno intenzione di costruire per unire ancor più velocemente le due sponde dell’Elba. L’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite con sede a Parigi che tutela educazione, scienza e cultura e che assegna questi titoli, ha da un anno avvertito la città che se il ponte verrà costruito il titolo verrà depennato dalla lista. Delle varie e vaghe iniziative dell’Unesco, l’assegnazione dei titoli di patrimonio dell’umanità è forse l’attività più nota: una sorta di bollino di garanzia appiccicato a monumenti, centri storici, riserve naturali, valli e fiumi particolarmente affascinanti, sul quale le agenzie locali del turismo fondano le loro attività di marketing.

La Germania tiene parecchio ai suoi bollini che certificano, con quell tocco di burocrazia che tanto piace da queste parti, una vocazione turistica riscoperta solo da qualche anno. Tra i luoghi sotto tutela, i duomi di Aquisgrana e Colonia, il centro storico di Bamberg, la Museumsinsel di Berlino, castelli e parchi di Potsdam e la città barocca di Dresda, impreziosita da una skyline che ricorda Firenze e dalla dolcezza della valle del fiume Elba che la attraversa. Questa dolcezza è ora in pericolo per il nuovo ponte, che disturberebbe l’idillio del paesaggio. Regione e Comune non ne vogliono sapere di rinunciare ai propri progetti di ammodernamento e di snellimento del traffico: i responsabili delle due istituzioni replicano piccati alla diplomazia della sezione culturale dell’Onu, accusandola di voler cristallizzare sotto una campana di vetro la vita delle città. Lo spiazzo per le fondamenta del nuovo ponte è stato già spianato. Qualche giorno fa a Parigi avrebbero dovuto decidere di togliere il titolo. Ma siccome all’Onu fanno diplomazia, si è tentato in extremis di offrire una soluzione alternativa: rinunciate al progetto del ponte e costruite un tunnel sott’acqua. Il governo tedesco, che non vorrebbe rinunciare al bollino di Dresda, si è dichiarato disponibile a finanziare in parte l’eventuale nuovo progetto del tunnel. Ma per gli amministratori di Dresda è ormai una questione di principio: a loro giudizio, le pressioni dell’Unesco sono un pretesto e il nuovo ponte (che, detto per inciso, nel progetto non appare affatto un mostro architettonico) non rovina la bellezza del paesaggio.

Al di là di come andrà a finire, il dibattito che ne sta scaturendo ha anche lati più seri e meno paradossali. Ci si chiede insomma se la tutela dell’Unesco debba bloccare anche la modernizzazione delle città. Una cosa è preservare il Partenone, cioè un monumento antico, un’altra è obbligare un’intera comunità a restare prigioniera del suo passato barocco. Il caso di Dresda si presta particolarmente a questo confronto, perché la città sassone venne in gran parte distrutta dal bombardamento del 1945 e i monumenti che oggi ce la restituiscono affascinante come un tempo sono quasi tutte fedeli ricostruzioni. Ultima la Frauenkirche, costruita quasi da zero seguendo i modelli fotografici pre-bellici: è stata un’impresa che ha simboleggiato la capacità di riscatto di una comunità e la solidarietà di un intero Paese che ha sovvenzionato con donazioni la ricostruzione. Se l’uomo contemporaneo non ci avesse rimesso le mani, dicono coloro che sono per una visione dinamica del territorio, l’Unesco avrebbe affibbiato il suo bollino a un insieme di rovine. Più a sud del ponte in progetto, e sempre nella stessa valle tutelata, c’è un ponte di ferro tutto blu che poco ha a che fare con il panorama romantico di Dresda. Eppure è anch’esso un’attrazione turistica, viene soprannominato il “miracolo blu” (das blaue Wunder) e non è stato d’ostacolo all’assegnazione del titolo. Modernisti contro tradizionalisti: ma l’impressione è che in un dibattito anche interessante a prevalere non sarà il buonsenso.

 

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