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Il sonno di Veltroni questa notte è stato agitato anche per l’ exploit di Di Pietro. Tramite le pagine del suo blog, l’ex Pubblico ministero ha reso noto il suo programma elettorale fatto di soli quattro punti: una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata dal canone e sottratta all'influenza dei partiti; l'esecuzione della sentenza europea su Europa 7 e lo spostamento di Rete 4 sul satellite; limite di una sola rete per i concessionari privati (come Mediaset); abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria. Evidente l’imbarazzo dei Democratici che non si aspettavano di dover già affrontare la prima piccola crisi interna. A Marco Follini è toccato l’onere di ricucire i rapporti, e l’ex Udc ha usato parole aperte a moltissime interpretazioni: “La posizione del Pd in materia di informazione è contenuta nei due disegni di legge che giacciono in Parlamento. Il nostro obiettivo è portarli a buon fine. Punto. È ovvio che tutti coloro che saranno candidati sottoscriveranno il programma della coalizione”. E visto che non c’è due senza tre, il Pd deve guardarsi anche dagli attacchi che arrivano da sinistra. Smesso l’abito superpartes, Fausto Bertinotti ha dato inizio al proprio tour elettorale con l’intenzione di strappare più voti possibili all’ex compagno Valter. “Candidare un operaio e un industriale non può che voler dire una sola cosa: tra i due ce n’è uno di troppo”: frase pronunciata proprio da Bertinotti riguardo la contemporanea presenza nelle liste del Pd del lavoratore sopravvissuto alla tragedia Thissen e dell’industriale Matteo Colaninno.
I radicali sono sempre in posizione di stallo: per entrare nelle liste democratiche, da via di Torre Argentina giungono condizioni nette. Emma Bonino capolista, spazi televisivi propri e non condivisi, almeno sette candidati “sicuri” tra cui Sergio D’Elia, ex terrorista con condanna passata in giudicato. Nome su cui però pesa il veto democratico. L’accordo probabilmente si troverà lo stesso: l’elezione parlamentare costringerebbe Rita Bernardini a lasciar vacante la segreteria politica che potrebbe così essere occupata dallo stesso D’Elia. Dimenticando per un attimo la campagna elettorale italiana, oggi vale la pena di guardare anche solo per un attimo oltreoceano. Il leader cubano Fidel Castro ha annunciato: “Non cercherò né accetterò l’incarico di Presidente del Consiglio di Stato e Comandante in capo”. Con queste parole Castro ha lasciato il via libera al fratello Raul, rinunciando al potere dopo quasi 49 anni consecutivi di dittatura. (ste.cal.)
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