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[03 mar 08]

Boselli, un Fra' Galdino mestamente incazzato

“Siamo incazzati. Ci sono un milione di ragioni per essere esasperati e stanchi. Ma non dobbiamo rassegnarci”. No, non è l’ultimo post del blog di Beppe Grillo. E neppure il testo di uno dei tanti fax indignati che ai tempi di Mani Pulite sostenevano Antonio Di Pietro e il pool della procura di Milano nella loro azione di annientamento di Bettino Craxi e compagni. Quello che avete appena letto è invece l’elegantissimo slogan elettorale che il rinato (e già moribondo) Partito socialista ha deciso di adottare in campagna elettorale. Escluse dalle liste del Partito democratico e prive di un qualsiasi apparentamento che sorregga le tenui speranze di un loro ritorno in Parlamento, le truppe garofanate si sono così decise a cavalcare a briglia sciolta la demagogia. Lanciandosi contro i panzer di Veltroni e Berlusconi con il medesimo, disperato coraggio della cavalleria polacca durante la Seconda guerra mondiale. Ridimensionatosi da leader a Uomo Qualunque, Enrico Boselli ha quindi deciso di far proprio l’umore prevalente nel Paese dopo due anni di governo Prodi-Visco. Anche se appare piuttosto improbabile che gli italiani, per farsi tornare il buonumore, decidano di votare proprio il partito più corrivo della ex maggioranza.

“Non siamo mendicanti”, ha ripetuto per giorni il segretario socialista, con voce sempre più flebile e sconsolata, davanti al portone chiuso del loft in piazza Sant’Anastasia. Sperava di replicare l’exploit di Emma Bonino, alla quale è stato invece sufficiente uno sdegnato “Non sono un’accattona” per strappare dal piccolo principe Veltroni nove deputati, qualche milione di euro di rimborsi elettorali e la promessa di un nuovo dicastero. Bonino e Boselli, curioso destino il loro. Due anni fa erano i Promessi sposi della politica italiana. Adesso invece marciano distinti e distanti, retrocessi a ruoli sempre manzoniani ma piuttosto secondari. Perché se Emma ha usato al meglio le armi dello scaltro Azzeccagarbugli (una decina di stipendi per i funzionari e la sede di via di Torre Argentina valgono bene una messa in lista con i “buoni a nulla” e con i “corleonesi del regime”), a Enrico non rimane invece che indossare il saio dimesso di Fra’ Galdino e andarsene ramingo per l’Italia a cercar di riempire di voti il suo sacco floscio. “Siamo incazzati”, stanno intanto pensando centinaia di assessori comunali e regionali dello Sdi. Chissenefrega se stavolta non ci saranno compagni in Parlamento ma - diamine! - le amministrazioni locali sono una cosa seria: nientemeno che il core business della cooperativa socialista. Che succederà adesso delle loro sonnacchiose quanto consolidate rendite di posizione?

“Ci sono un milione di ragioni per essere esasperati e stanchi”, ammettono infine in cuor loro diversi deputati uscenti. Soprattutto quelli che avevano appena aderito alla Costituente socialista per meglio garantirsi chance di sopravvivenza politica. Esemplare il caso di Cinzia Dato, una che la Margherita l’ha prima sfogliata e infine lasciata. “Sono qui perché il segretario Boselli vuole che giri per l’Italia a rappresentare la nuova immagine socialista. Se mi ha scelto è per la mia efficacia con i media. E in effetti, quando vengo inquadrata dalle cineprese (sic) non so nemmeno io cosa mi succeda: divento un’altra, mi trasformo”, spiegava lo scorso settembre ad alcuni nuovi, perplessi colleghi di gruppo. Il destino ha invece spezzato i suoi sogni: non sarà mai una diva in technicolor, forse le resta un presente da comparsa nel cinema muto. Altrettanto esemplare la sorte di Enrico Buemi. Sciolte le Camere, aveva tentato di mettersi in contatto con i dirigenti del suo partito. Inutilmente. Due settimane di cellulari spenti e segretarie evasive gli avevano così brutalmente fatto capire che per lui non c’era più posto. Poi, rottesi le trattative col Pd, ecco la svolta. Boselli si è ricordato improvvisamente di lui e gli ha offerto generoso una candidatura a perdere. Buemi queste cose te le racconta con un sorriso mesto, da uomo di mondo. Titolare di un’azienda di forniture agli ospedali, lui gli antidepressivi li vende. E sa che mai come stavolta i compagni avranno bisogno di lui.

 


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