"Una rete di intelligence sempre più integrata"
intervista a Franco Frattini di Pierpaolo La Rosa 


I drammatici attentati terroristici di New York e Washington hanno messo in luce la fragilità, la vulnerabilità, le sorprendenti carenze dell'apparato difensivo degli Stati Uniti. Nel giro di poche ore la superpotenza militare per eccellenza si è scoperta inerme, debole, indifesa di fronte agli attacchi suicidi dei kamikaze contro le torri gemelle e il Pentagono. Qualcuno ha persino dubitato della reale utilità dello scudo stellare voluto, senza tentennamenti di sorta, proprio dall'amministrazione Bush. Intanto, il governo Berlusconi corre ai ripari: è già allo studio la possibilità depotenziare sensibilmente l'organico dei servizi segreti di casa nostra con l'assunzione, entro la fine dell'anno di almeno mille nuovi agenti. Una mossa obbligata dettata dalla necessità di fronteggiare il terrorismo islamico. Ma cosa non ha funzionato nell'attività investigativa di Cia e Fbi? E sono fondate le preoccupazioni di ordine pubblico in vista dei prossimi importanti appuntamenti internazionali previsti sul suolo italiano? Lo abbiamo chiesto a Franco Frattini, che in qualità di ministro della Funzione Pubblica con delega per i servizi segreti ha una qualche familiarità con il mondo degli 007.

Ministro, cosa pensa della Caporetto dell'intelligence americana?

Non si può parlare di fallimento, e non sarò certo io a farlo. Queste saranno valutazioni di competenza ovviamente dell'amministrazione Usa. La straordinarietà e assoluta eccezionalità di un evento così tragico sono sicuramente sotto gli occhi di tutti. E' evidente che gli attentati dei giorni scorsi andavano ben al di là delle più catastrofiche previsioni. Del resto, come è noto, davanti all'ipotesi di un attacco al presidente Bush nei cieli italiani in occasione del G8, il nostro paese ha chiuso per qualche giorno il suo spazio aereo sopra Genova. 

Decisione che suscitò un vespaio di polemiche...

Allora, quelle minacce furono prese molto sul serio. Ma da qui ad immaginare un attacco al Pentagono e alla Casa Bianca, ce ne corre.

Dopo gli attentati in America, come si stanno muovendo i servizi segreti i nostri servizi segreti?

Stanno rafforzando la cooperazione con i servizi dei paesi alleati per potenziare l'apparato informativo che, oggi più che nel passato, è quanto mai importante. La tragedia statunitense ha dimostrato quanto debba essere centrale il ruolo di un intelligence che funzioni davvero bene. Bisogna dunque ricostituire e rinsaldare lo scambio continuo di informazioni.

In che direzione procede l'attività di intelligence, alla vigilia delle riunioni Nato e Fao?

I particolari non sono sicuramente comunicabili. Comunque, i nostri servizi stanno monitorando obiettivi e ambienti. La loro attenzione è sì rivolta ai luoghi, ma anche alle collettività in cui potrebbe annidarsi qualche pericolo. La collaborazione informativa non si svolge solo a livello europeo e coinvolge i paesi alleati in ogni altra parte del mondo. 

21 settembre 2001

pplarosa@hotmail.com