Le mille facce del nuovo terrorismo
di Paolo Mossetti

Cercare di mantenere il controllo dei pensieri e delle parole, in queste ore, è davvero difficile. Mentre scriviamo, mentre svolgiamo il nostro lavoro, andiamo a scuola, parliamo con gli amici, ancora ci scorrono davanti agli occhi le terribili immagini della Cnn: Manhattan avvolta da un fumo denso, in una cappa di sconcerto e terrore. Le Twin Towers, simbolo della potenza economica, politica, commerciale americana, cancellate sotto i colpi di due Boing dirottati dai terroristi islamici. L'informazione televisiva mondiale che ha seguito per ore i tragici avvenimenti di New York e Washington. Prima un aereo che squarcia la quiete newyorkese; poi un altro, seguito nella sua folle picchiata in diretta. Ora, dopo che quelle immagini sono passate definitivamente alla storia (pare incredibile dover parlare di fatti che saranno studiati nei libri scolastici!), cerchiamo di dare un ordine razionale al movimento della nostra penna. Dopo lo sgomento, è possibile tracciare, sia pure con la dovuta prudenza, alcune importanti considerazioni.

Primo: il nemico che ci troviamo davanti è, nello stesso tempo, chiarissimo e invisibile. Chiarissimo perché il terrorismo di matrice islamica, l'integralismo, la Jihad, bin Laden o come vogliamo chiamare il Male che ci vuol distruggere, fin dal crollo dell'Urss ha rappresentato il nuovo fronte che si stava aprendo. Un fronte che vedeva al centro una "terra di nessuno" talmente ristretta da far credere all'opinione pubblica che il nemico fosse, appunto, invisibile. Molti, con una buona dose di retorica, hanno parlato della nuova Pearl Harbour. Ma oggi dov'è il Giappone da bombardare? Quando è cominciata questa nuova Guerra Mondiale nella quale erano prevedibili atti come questo, che nelle conseguenze non sono da meno di atti di guerra veri e propri? 

La nostra civiltà non è preparata ad affrontare questo nemico. Dove trova questo l'acqua dove nuotare, crescere, riprodursi? Forse dalla crisi mediorientale, dall'estremismo palestinese, evidentemente sfuggito dal controllo di Arafat? Dopo il più grave attentato di tutti i tempi, tutti ci siamo chiesti: quanto pesa in questa vicenda il popolo palestinese, che ha festeggiato per le strade la notizia di questo attentato? Qualunque sia il responsabile, è chiaro che comunque non dobbiamo rifugiarci in soluzioni semplicistiche o solamente punitive, senza una visione strategica più lungimirante.

Secondo: Luttwak, intervistato in Tv, ha parlato di "stati canaglia", che pur non rappresentando un nemico dichiarato per gli Usa e l'Occidente, accettano di finanziare e tollerare il terrorismo. Stati come il Pakistan, l'Irak, l'Iran, l'Indonesia. Grazie a questi paesi, già da diversi anni, si sta alimentando un terrorismo internazionale che ha come nemico assoluto gli Usa, il mondo progredito e, un domani, probabilmente anche l'Unione Europea. I governanti francesi hanno detto: "Bisogna prima indignarsi, poi capire". Già, ma capire cosa? La tradizionale rappresentazione di Davide (i palestinesi) contro Golia (gli Usa e Isreale) nella geopolitica mondiale non ha senso. Basti pensare che se i kamikaze di Ramallah si gettano su obbiettivi militari e civili comunque progrediti, in Algeria gli integralisti massacrano loro stessi compatrioti che vivono peggio dei palestinesi. E nelle Molucche le minoranze disperate di cristiane vengono sterminate dall'islamismo più feroce, comunque maggioranza dominante in quel territorio.

E' difficile, o approssimativo, dire che il terrorismo è soltanto la reazione esasperata ad una situazione disperata. In molti paesi con governo integralista sono i più deboli ad essere soppressi. E' questi paesi che bisogna colpire? E comunque, dove si insidiano le veri menti di questo terrore? Bin Laden doveva essere catturato ben prima di questo attentato. Il capo spirituale Hamas doveva essere isolato già da molto tempo. Questi avvenimenti costituiscono una svolta per i rapporti internazionali. Altro che global e antiglobal, ora rischiamo di respirare un clima molto più oppressivo e angosciante di prima. Ma ventimila morti nella più famosa città del mondo, il Pentagono per la prima volta nella storia attaccato pesantemente e quasi distrutto, sono eventi di cui si parlerà ininterrottamente per mesi, forse anni. Eventi che rappresentano l'apertura di un nuovo fronte tra Usa e tutto l'Occidente da un lato, e l'Islam e paesi integralisti dall'altro. Purtroppo è il momento di fare una nuova scelta di campo. Con l'Occidente o contro l'Occidente. Sembra impossibile, ma la Cnn, seguendo ininterrottamente l'attacco alla più grande democrazia mondiale, colpita e umiliata nel suo cuore, ci ha anticipato il nuovo scenario mondiale. "Libero" ha titolato all'indomani: "Forza America. Reagisci". Già, reagire. Ma come? E noi europei cosa dobbiamo fare?

E' chiaro che i controlli alle frontiere aumenteranno vertiginosamente, l'economia mondiale subirà una forte scossa, forse sarà portata a recedere paurosamente, ma non solo: la Nato, l'Onu dovranno costituire altri organismi e forse modificarsi per punire e isolare i paesi complici del terrorismo internazionale, e infine, distruggere questo con tecniche raffinate e intelligenti. Le rappresaglie sull'onda dell'emozione non servono. Del resto, come abbiamo già detto, il nemico sembra invisibile. E' probabile che nei prossimi anni gli Usa godranno di una maggiore solidarietà internazionale, e che l'integralismo di alcune aree del mondo arabo saranno meno tollerate. Ma bisogna sfruttare questo sostegno all'America per azioni costruttive, sia pure nella distruzione. Impossibile evitare azioni militari, rappresaglie, in quei paesi, come l'Afghanistan, che per troppo tempo hanno rappresentato zone d'ombra del mondo. Non solo l'America, ma tutto il mondo che crede nella libertà e nella democrazia deve reagire. Ma insieme al bastone bisogna adoperare soprattutto il cervello.

14 settembre 2001

gmosse@tin.it