Celentano, i trapianti e il cesarismo televisivo
di Paola Liberace
Meglio parlare dello show di Adriano Celentano solo dopo la seconda puntata, per essere certi di non aver giudicato troppo frettolosamente nell’interpretare le frasi spesso sibilline del “molleggiato”. Alla prima puntata, ci si poteva chiedere se effettivamente il cantante non fosse stato frainteso nelle sue dichiarazioni; ma con la nuova puntata del programma, è diventato chiaro che non sono in gioco affermazioni sporadiche o posizioni particolari, ma un intero modo di fare televisione e opinione. Celentano lo ha ribadito giovedì sera: non si trattava di schierarsi a favore o contro la donazione, quanto piuttosto a favore o contro il metodo utilizzato dalla legge per chiedere ai cittadini di diventare donatori. E lo ha fatto lasciando parlare per quarantacinque minuti della donazione di organi Giuseppe Remuzzi, direttore del Dipartimento di immunologia e clinica del trapianto Mario Negri. Ma appena il dottor Remuzzi ha voltato le spalle, un gigionesco Dario Fo ha cominciato a osannare Adriano (come del resto pare sia usanza di tutti gli ospiti, quasi fosse una precondizione per essere invitati allo show), esclamando quanto fosse stato bravo, sensibile e intelligente nel trattare con il professore, insistendo su quanto si sia messo a disposizione della causa dei trapianti, “sacrificandosi” per far parlare il suo interlocutore…
Sarebbe bastato questo a confermare che l’operazione di Adriano non era una “conversione”, ma una riconferma delle proprie posizioni. Quelle sul trapianto di organi? Nemmeno per sogno: la posizione fondamentale di Adriano è un’altra. A confermarlo, arriva il rincaro: pioggia di dichiarazioni taglienti sui personaggi televisivi che lo avevano criticato, da Fazio a Costanzo a Vespa. Il molleggiato non ha risparmiato nessuno; non poteva, e questo per ragioni che oltrepassano di molto i trapianti. Allora perché? Da vero lupo di televisione navigato, Celentano mira ad accogliere sotto la sua “protezione” una serie di temi e di personaggi cari al pubblico; in questo modo, egli stesso guadagna in qualche modo la loro popolarità e il loro consenso.
Riaffermare questa protezione, consolidare il suo patrocinio anche su un tema che gli era sfuggito, quale quello dei trapianti, è stato lo scopo della puntata di giovedì scorso. Scopo che è stato mancato, ad esempio, nel corso dello show passato, “Francamente me ne infischio”, in cui Joan Lui era stato apostrofato in malo modo da David Bowie. Questa volta, per salvare il salvabile, si è mosso persino un premio Nobel; un personaggio di sinistra, per soccorrere un personaggio tra i più conservatori. Sì, perché “re degli ignoranti”, lo è davvero, Adriano: non perché, come egli stesso cerca di far credere, parla la “nostra lingua” invece di quella “delle lobby e del potere”; ma perché cerca di imporre una lobby e un potere arroccati sulla difesa di un privilegio di opinione. Un’opinione che, il più delle volte, sconfessa tutte le più recenti battaglie in nome del progresso e delle conquiste dell’individuo. Se non è ignoranza questa…
8
maggio 2001
pliberace@hotmail.com
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