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Quando la Tv tradisce lo spirito del web
di Paola Liberace
Le osservazioni di Marco Mele del "Sole 24 ore", espresse qualche tempo fa in un intervento a proposito della "svolta della Tv", rispecchiavano una situazione molto chiara già tre anni fa: l'introduzione nei palinsesti televisivi di una fortissima componente autoreferenziale. In pratica, la Tv che diventa argomento della Tv; in televisione va in onda la televisione. Questo, secondo Mele, per via di una mania autocelebrativa, che mira a ricordare l'età dell'oro della televisione generalista, quando questa età è ormai inesorabilmente passata. Programmi come "Premiata Teleditta" e "Giorno dopo giorno" rappresentano oggi, così come nella passata stagione televisiva, la stessa tendenza. Ma già dall'anno scorso, seppure in maniera timida, si fa strada anche un altro trend. La Tv generalista ha cominciato infatti a rappresentare non più soltanto se stessa, ma anche il suo diretto concorrente, che generalista non si può dire: Internet. Diversi format e modelli di trasmissione hanno introdotto riferimenti espliciti al web, facendone il proprio argomento, il proprio partner o il proprio riferimento come stile di comunicazione.
L'ultima nata tra le trasmissioni che fanno riferimento alla rete è il parto di Italia 1, significativamente intitolato "Da dove Dgt". Non un parto originale, dal momento che era stata preceduta da una trasmissione come quella di Federica Panicucci su Raidue, anche questa con un titolo "web": B@tticuore. In entrambi i casi, lo scopo è far conoscere le persone che si sono conosciute in chat, presentandole l'una all'altra per la prima volta sul piccolo schermo. Rispetto al suo predecessore, l'allestimento della Tv commerciale ricorda di più l'ambiente di riferimento: viene ricostruita una vera e propria stanza "da navigazione" con tanto di computer "galeotto" per chi chiacchiera sulla rete; ma per il resto, la sostanza è la stessa.
Eppure, se le trasmissioni autoreferenziali sulla storia della Tv, parodistiche o serie, hanno riscosso un certo successo, questi altri esperimenti rischiano di deludere. Il bello della rete continua a consistere nell'anonimato, nella possibilità/impossibilità di incontrarsi, insomma nella virtualità della storia, non nella sua attualità. Spesso, il contatto reale tra persone che sono state ottime partners virtuali è deludente, persino irritante. Perché allora trasferirlo nel meno clemente degli ambienti, quello dello studio televisivo? Probabilmente per una sorta di "sindrome Carramba", che trasferisce la stessa logica delle trasmissioni alla Raffaella e alla De Filippi a programmi destinati ad un pubblico più giovane. Funzionerà? Per ora, un po' di dubbi di fronte a incontri che non riescono proprio come avrebbero dovuto, catturati ed esposti in uno spazio che non è loro congeniale, rimangono. Che sia meglio tornare a raccontare la propria età dell'oro, invece di cercare di rubarla al mezzo che sta vivendo attualmente la sua?
1
maggio 2001
pliberace@hotmail.com
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