Televisione. Chi cambia canale è un de Kerchkove
di Paola Liberace


Abbandoniamo ancora una volta i soliti volti della nostra Tv, uniamoci a chi snobba Sanremo e le sue alterne vicende, per aprire gli occhi su una questione apparentemente meno attuale, forse più urgente. Risale a qualche settimana fa la presenza a Milano, per una conferenza, del professor de Kerchkove, proveniente dal lontano Canada, allievo di Mc Luhan, autore di diversi libri di successo tra i cultori della comunicazione mediale. Anche dalle labbra del professore, non è dato udire parole clementi sulla televisione, (nemmeno a farlo apposta per sostenere certe polemiche nostrane): il piccolo schermo sarebbe un pericoloso attrattore, il fatto che esso "proietti" la sua luce direttamente sul telespettatore indicherebbe la sua potenza ammaliatrice, mentre lo schermo del computer, per esempio, sarebbe piuttosto "attratto" dal volto stesso dell'operatore, che è rivolto nella sua direzione per sua decisione.

La realtà dipinta da personaggi come de Kerchkove, che sono considerati numi tutelari dell'era telematica, e a cui viene tributato un credito piuttosto consistente, è una realtà spesso molto più semplice, o verrebbe da dire semplicistica, di quella effettiva. Una realtà quotidianamente praticata non soltanto dai telespettatori meno affezionati ed assidui, ma persino da quelli più accaniti. Ad osservare il comportamento di questi ultimi, così come dei primi, si capisce per quale motivo, invece che attrarre "pericolosamente", la Tv soffra sempre di più di una sorta di sindrome da "mancata attenzione": che giustifica, per esempio, il fatto che i vari programmi televisivi debbano sgolarsi a ripetere di non fare zapping e di non cambiare canale durante gli spot. La televisione, insomma, è ormai diventata, nel più dei casi, un piacevole rumore di sottofondo; nell'ipotesi migliore, una compagna di casa. Specialmente di quella più affollata, rumorosa, e insomma poco attenta al suo chiacchiericcio.

L'immagine del gruppo familiare intento davanti all'apparecchio televisivo, attonito, meravigliato, pronto a seguire tutti i dettami di quello che passava dallo schermo magnetico, è un'immagine plausibile per cinquant'anni fa, ma ormai assai poco per il giorno d'oggi. Le affermazioni sui suoi presunti poteri - quello di convincere a comprare, a votare o a fare qualsiasi altra cosa, per riprendere alcune delle espressioni usate da de Kerchkove nel suo intervento milanese - suonano davvero terroristiche, quando si rifletta su cosa voglia dire la televisione nel nuovo millennio, invaso da macchine sempre più potenti, loro sì capaci di ipnotizzare. E' per lo schermo del computer, e non per quello televisivo, che è infatti necessario rimanere intenti, è davanti al computer che è necessario restare totalmente coinvolti, con buona parte dei propri sensi (lo stesso de Kerchkove afferma che l'era telematica è dominata dalla "cyberception", dal coinvolgimento percettivo pieno nell'esperienza di uso della tecnologia). Provate ad addormentarvi davanti ad un computer, come si fa sempre più spesso davanti al televisore, gradevole ninna nanna di fine giornata. (tanto che persino le più piccole case produttrici di apparecchi televisivi progettano ormai la funzione di spegnimento automatico da usare di sera). Ed infine, non abbiamo già avuto dimostrazione, con la sconfitta di Berlusconi alle elezioni del '96, di quanto poco le ragioni del voto siano nella persuasione "occulta" televisiva? Data la sua posizione di "magnate"(!) identica a due anni prima, il Cavaliere, non avrebbe dovuto avere comunque successo? Ma questa, come diceva qualcuno, è un'altra storia.

6 marzo 2001

pliberace@hotmail.com

 

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