Beniamini o mercenari? I volti "griffati" della Tv
di Paola Liberace


E' significativo che l'annuncio "ufficiale" dell'offerta fatta a Fabio Fazio da Mediaset sia avvenuto proprio al Galà della pubblicità di mercoledì scorso, condotto su Canale 5 da Gerry Scotti. E lo è perché non è passata nemmeno una decina di giorni da quando un noto creativo, Aldo Biasi, ha denunciato come il continuo passaggio di volti noti di rete in rete danneggi sia la credibilità dei beniamini che quella delle televisioni per cui lavorano. La maggior parte dei pubblicitari, in realtà, critica il salto dei personaggi Tv da un network all'altro, ritenendo che la fedeltà paghi molto di più in termini di immagine dell'emittente.

Ma sarà vero? Non è già accaduto qualcosa di più radicale, e, a seconda dei punti di vista, più grave? Facciamo un passo indietro. Già da tempo diversi beniamini del piccolo schermo si sono dati alla pubblicità, legando il loro volto a quello di un prodotto: quello che scherzosamente Teo Teocoli-Claudia Vinciguerra diceva di Massimo Giletti, ribattezzato "Beghello" durante lo show del sabato sera di Raiuno, si potrebbe dire di conduttori come Paolo Bonolis, show man come Fiorello, istrioni come Daniele Luttazzi, e così via a proseguire. Il vero significato di quei volti non è ormai più legato a un'emittente o a un gruppo televisivo, ma allo sponsor che di volta in volta rappresentano, fino a portarselo dentro le varie trasmissioni, siano queste nell'uno o nell'altro dei poli televisivi.

I beniamini della televisione, insomma, non appartengono più da tempo alle emittenti a cui adesso i pubblicitari vorrebbero restituirli: ognuno di loro è diventato il sinonimo di una marca, proprio uno di quei brand che i pubblicitari stessi mirano a proiettare nell'Olimpo delle merci grazie alla loro testimonianza. Non c'è quindi da scandalizzarsi se per molti di noi sarà importante continuare a vedere Fazio, poco importa se nello spot del lotto, a Mediaset o alla Rai; e Bonolis resterà indifferentemente il presentatore di Ciao Darwin, di un programma del sabato sera di Raiuno o il progatonista del "celestiale" spot di un caffè: i volti, come le marche, sono ormai oggetti di culto di per sé, e la Tv non può che stare a guardare.

13 febbraio 2001

pliberace@hotmail.com




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