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Se la Tv si traveste da radio
di Paola Liberace
Meglio sorvolare sulle ultime notizie che arrivano dalle reti principali: di liti, di querele, di ricorsi e di controricorsi, di bufale e di smentite. Cose che non si vorrebbero né vedere né sentire, e che stanno spostando la televisione fuori dalla televisione: sulle pagine dei giornali, specialmente quelli scandalistici, negli studi degli avvocati e nelle aule di tribunali. Meglio concentrarsi su quello che vale la pena sentire e vedere: ed è proprio il caso di dire così, visto che da un bel po' qualcosa che tradizionalmente abitava solo le casse e gli altoparlanti è approdata sugli schermi. Stiamo parlando della radio, specialmente di quella giovanile, e dei suoi protagonisti, che hanno svelato una nuova dimensione televisiva: quella musicale e "speakerata".
Ha cominciato Italia 1, la più radiofonica delle reti, reinterpretando il connubio tra televisione e mondo giovanile: dopo aver seguito il modello delle trasmissioni musicali, ha spinto all'estremo la sperimentazione inserendo tra programmi e spot, al posto delle voci (e dei volti) delle annunciatrici, l'unica voce di uno speaker che tiene compagnia, consiglia le trasmissioni, dà aggiornamenti su quel che succede. Sullo schermo, in successione, le immagini dei protagonisti della rete, quelli che dettano il suo stile. A questa brigata si aggiunge adesso Andrea Pezzi con il suo "2008", una trasmissione serale basata sugli Sms dai telefonini. Non a caso, proprio a conferma della direzione intrapresa, un altro personaggio proveniente dal mondo musicale, o meglio dalla prima emittente che lo ha tradotto sul piccolo schermo: Mtv, tanto affermata da diventare oggetto di caricatura della Gialappa's, e che Pezzi stesso ha definito "ormai superata" in termini di innovazione.
E adesso, un'emittente radiofonica storica si spinge fino a diventare essa stessa una rete televisiva, sia pure satellitare (e quindi necessariamente tematica, non generalista). Radio Deejay passa sullo schermo, provando a inventare un altro modello di "radiotelevisione", sempre gravitando intorno ai videoclip. I suoi deejay diventeranno veejay, raccogliendo la difficile sfida di non uniformarsi allo stile dei "nongiovani", e contemporaneamente di non diventare prezzemolini da salotto come qualche precedente fuoriuscito. Dovranno tentare di conservare la freschezza che l'invisibilità assicura ai personaggi radiofonici, reinterpretando la presenza sullo schermo: e tutto senza diventare, a loro volta, caricature buone per le serate di "Mai dire gol".
6 febbraio 2001
pliberace@hotmail.com
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