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Web e Tv: lo spettatore diventerà plurale?
di Paola Liberace
E adesso? E' la domanda che si pongono , in modi e con forme diverse, specialisti e non specialisti, sul futuro della liason tra Tv e web, all'indomani del primo festival che l'ha messa a tema (il Web&Tv festival milanese di Davide Rampello). Un dato sembra scontato: la direzione sulla quale si continuerà è quella dell'entertainment, la magica parola che indica tutto ciò che fa spettacolo (e non tradizionale varietà). Eppure, si chiedono i detrattori e i cultori del Grande Fratello, cosa può esserci oltre? E' effettivamente difficile immaginare un coinvolgimento maggiore di quello del "reality show". Che nelle sue varie versioni occuperà i prossimi mesi delle programmazioni televisive, e che tiene insieme tutto quello cui il telespettatore generalista era finora abituato: quiz, concorso, soap opera, documentario (e, dopo gli exploit di Sergio l'Ottusangolo, anche il varietà comico). Il punto è che non basta regolarsi sui parametri fin qui esistenti per cercare di azzardare uno sguardo nel prossimo futuro televisivo: tra vent'anni, saranno probabilmente gli show attuali a sembrarci "brani" di un programma televisivo tutt'intero, e non il viceversa.
Forse è più utile cercare di immaginare come potrebbe essere il telespettatore tipo delle nuove trasmissioni, dal momento che, come ricordava in un incontro recente Marco Bassetti di Aran Endemol, produttore del "Big Brother", sono i telespettatori che infine fanno il palinsesto televisivo generalista, con le loro preferenze. Abbiamo già assistito a una svolta significativa, il passaggio dalla Tv come mezzo di comunicazione di massa a mezzo di comunicazione individuale: svolta necessaria, dal momento in cui la televisione ha abbracciato il web per entrare nell'era dei programmi multicanale, e si è trovata di fronte non più ad un telespettatore tra gli altri, ma ad un utente, sempre singolare, che ha sempre ragione.
Il prossimo passo? Potrebbe trattarsi della discesa ancora più in profondità, ancora più in dettaglio: nelle singole passioni, idee, azioni di questo utente, che già oggi su Internet può fingere un'identità per ognuno dei suoi stati d'animo. La sociologia delle merci, abbandonati i "lifestyle", parla già di "mind style", che non può che essere plurale, multiplo nella stessa persona a seconda delle sue configurazioni mentali. Cosa accadrebbe in Tv se si chiedesse allo spettatore non più solo di scegliere in base alla propria identificazione tra un personaggio e un altro, come nel Big Brother, ma tra sé e se stesso, tra l'uno e l'altro aspetto della sua identità pubblica? Accontentiamoci intanto di tenerci Cristina e Tariconan, e aspettiamo il prossimo passo.
14
novembre 2000
pliberace@hotmail.com
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