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In Tv vince la comicità "programmata"
di Paola Liberace
Sembrava che si trattasse di una novità irresistibile, di un successo televisivo assicurato: e invece è stato un flop. Gli ascolti hanno decretato la condanna del programma di Raidue "Rido", che si concluderà tra poco, e che è stato quasi immediatamente spostato dal venerdì al martedì, per non essere riuscito a mantenere la promessa del direttore di rete Freccero: quello di affondare la corazzata "Paperissima". Con che strategia? Doveva trattarsi di un programma giovane, innovativo, "davvero originale e coinvolgente", come recita la sua scheda sul sito di Raidue.
La prima caratteristica doveva essere assicurata dalla formula "polifonica", dal momento che si tratta di uno spettacolo composto da vari format, diversi per ogni puntata, ognuno interpretato da un comico diverso, nella cornice di un teatro bolognese. Quanto basta, o doveva bastare, per sollevare lo spettacolo dal giogo del conduttore unico: il progetto era quello di proporre come alternativa al modello del tradizionale show televisivo quello del cabaret, senza una precisa linea direttrice, senza un percorso obbligatorio, affdandosi all'estro degli artisti della risata. Un vero tormentone, questo del conduttore da abolire: una figura che per tanti anni ha retto le sorti dell'audience, da cui sono dipese venture e sventure dei palinsesti, e che tutto ad un tratto sentiamo dichiarare superato, da detronizzare.
Ma pare che il pubblico non abbia gradito: che più che uno spettacolo senza vincoli, abbia visto nel programma di Pezzola (vicedirettore della rete) uno spettacolo senza capo né coda, non accontentandosi di ridere, come voleva il titolo. Il che deve far riflettere: abolire un punto di riferimento importante come il conduttore non significa necessariamente la rinuncia a tutti gli altri punti di riferimento, la demolizione di tutte le unità sceniche e mediatiche. Perché un programma sia godibile, bisogna pur sempre che il pubblico vi riconosca un senso: persino il Grande Fratello, laddove è mancata una storia interessante a raccogliere le fila del programma, è fallito. Nonostante tutto, il pubblico ha continuato a preferire le papere artificiose, organizzate, registrate, trite e ritrite della Cuccarini e di Columbro, ad affidarsi nelle mani di un noto gruppo di comici, che si esibiscono in un teatro, ognuno per suo conto, senza alcun intervento di postproduzione sulla registrazione effettuata. Anche la comicità, in Tv, è una questione di programmazione: nel senso che, per ridere, ci vuole un programma, ma uno vero.
31
ottobre 2000
emanuelapoli@hotmail.com
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