Povera Tv: guerra di audience e insuccessi annunciati
di Paola Liberace


La moda dei programmi gemelli non accenna proprio a passare. Almeno fino a quando la Tv pay-per-view, i canali tematici, digitali via satellite o a diffusione terrestre, non avranno preso definitivamente il posto delle reti generaliste, rendendo possibile per ognuno di noi teledipendenti la scelta della morte di cui morire. Fino ad allora siamo condannati a una fucilazione di massa, che non guarda in faccia alle preferenze di nessuno. 

L'ennesimo esempio? Dalla scorsa settimana, i telespettatori abituali di Rai uno hanno dovuto rinunciare a visitare, almeno virtualmente, un angolo d'Italia, come facevano grazie a "In bocca al lupo". Il programma, infatti, è stato sostituito da un altro quiz magari meno indulgente alla vena paesaggistica e turistica ma sicuramente più agguerrito e intenzionato a consegnare al telegiornale successivo una fetta consistente di spettatori: il Quiz Show. C'è una ragione per questo repentino cambiamento. Nella fascia pre-Tg bisogna confrontarsi direttamente con un altro programma basato su vincite da capogiro, lanciato da Mediaset su un format internazionale prima che la Rai decidesse di rincorrerlo con la sua versione: stiamo parlando di "Chi vuol esser miliardario". E che vinca il migliore; non solo, e non tanto, tra i concorrenti, che si destreggiano tra domande di dubbio spessore, quanto tra i due colossi televisivi che hanno ingaggiato una lotta senza quartiere. Chi perde, senza dubbio, è il telespettatore che si trova improvvisamente senza alternative, costretto ad assistere alla giravolta di milioni e milioni, sotto i suoi occhi attoniti, senza potervi in alcun modo prendere parte. 

Ma è proprio così che si viene incontro alle regole dell'audience? La logica televisiva mostra di credere di sì, se sono già stati ampiamente annunciati altri programmi ripicca, specialmente quelli in risposta al Grande Fratello (ma non si trattava di un modo immorale di fare televisione?). Senza contare che, anche se si è appassionati di pizza margherita, mangiarla tutti i giorni a pranzo e a cena può renderla indigesta o addirittura farla venire in odio. Come dire: la scelta di trasmettere un format, o un programma simile ad un altro di successo, non assicura che tra due mesi non ritroveremo i responsabili dei palinsesti a chiedersi il perché di un flop. E nello specifico, il clamore destato dalle cifre incredibili in palio è destinato ad affievolirsi via via che il pubblico si abituerà a sentire parlare di nove zeri in fila. Oltre alla legge del gradimento Auditel, ne esistono altre, prima tra tutte quella della qualità. Perderle di vista significa alla lunga rinunciare a fare televisione. In fondo, i miliardi non sono tutto nella vita. E nemmeno nella Tv.

24 ottobre 2000

pliberace@hotmail.com

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