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Benedetto XVI, la vittoria della chiarezza
di Vittorio Mathieu
[20 apr 05]
Sadicamente mi aspettavo un Conclave lungo, come quello che elesse Pio
VII, o come quello di Viterbo a cui scoperchiarono il tetto. Sentivo
dire che i contrasti tra conservatori e novatori, nella Curia, erano più
forti che mai, benché mascherati per rispetto di Giovanni Paolo II. Al
contrario, è stato un Conclave brevissimo, con un esito che non ci si
poteva aspettare migliore: segno che, a un certo livello, la chiarezza
può ancora giovare. La posizione di Ratzinger sotto il profilo della
verità, della fede, dei rapporti con altre religioni, non poteva essere
più chiara. Tutti i Cardinali la conoscevano, non tutti erano d’accordo,
ma chi non lo era ha capito, evidentemente, che era meglio non
resistere. Meglio per la Chiesa e per la stessa posizione perdente.
Fuori del Conclave qualche ecclesiastico e qualche laico aveva
manifestato un timore preventivo per un esito del genere; e qualcuno,
più laicista che laico, ha manifestato una stizza postuma: ma la
soddisfazione generale ha prevalso.
Primo punto su cui la posizione di Ratzinger non lasciava dubbi: la
Chiesa non è uno strumento per indebolire le coscienze di fronte ai
nemici. Nietzsche incolpava di ciò il cristianesimo in generale, ma ne
vedeva solo qualche aspetto secondario che, all’epoca della
Nietzche-mania del secondo Novecento, divenne prevalente: dilagò anche
in chi non aveva mai letto Nietzsche, a cominciare da molti
ecclesiastici. Ma oggi la Nietzsche-mania è conclusa. Secondo punto:
nessuna religione pensa che le religioni siano tutte uguali (quanto a
valore), come a volte gli uomini dicono che le donne sono tutte uguali,
o viceversa. Questo può solo essere il punto di vista di chi giudica la
religione un’insensatezza. La verità è che tutte le religioni hanno un
certo valore ma molto variabile: come le opere d’arte riuscite, che
hanno tutte un certo valore, ma non tutte lo stesso.
Terzo punto, connesso con il secondo: la teologia non è una
farneticazione. E’ vero che non enuncia proposizioni verificabili o
falsificabili alla Popper, e dà luogo a dispute interminabili come la
filosofia, ma anche a chi non crede nell’ispirazione sovrannaturale di
alcuni testi, rivela qualcosa. Anche i miti dei primitivi rivelano
qualcosa, a loro e ai civilizzati; e lo stesso le secolari elucubrazioni
dei Padri e dei Dottori della Chiesa, a credenti e non credenti. Nel
Novecento troppi teologi sono divenuti vedettes della cultura, a volte
di dubbio buon gusto: Ratzinger è tornato a uno studio serio, anche se
più arduo, di una grandiosa tradizione teologica cattolica e
protestante, che non si era mai interrotta, ma non era favorita dai mass
media. Non dubitiamo che sarà imitato. I tre punti sono strettamente
legati tra loro: e questa connessione ritrovata sarà il prodotto più
importante del pontificato di Benedetto XVI.
20 aprile 2005 |