Metti un comico in banca
di Paola Liberace
[02 lug 05]

C’è qualcosa di nuovo in TV: anzi, di comico. Basta una prima serata in poltrona davanti al piccolo schermo (grazie alla sapiente pianificazione degli spot) per rendersi conto che nelle interruzioni pubblicitarie da qualche tempo sono comparsi volti – e voci – noti. Dario Vergassola, la Gialappa’s Band, Ficarra e Picone, Enrico Bertolino; gli stessi che si affacciano dai programmi TV che gli spot interrompono, e che spesso proprio da questi programmi lanciano strali ironici verso la politica, la società, ma anche l’economia. Niente di meglio, per restituire credibilità agli stessi bersagli, che scegliere come garanzia simili personaggi. Guardando meglio, salta all’occhio che le società che li hanno ingaggiati sono tutte banche, istituti finanziari o assicurazioni. Un mondo la cui immagine pubblica è stata in seria difficoltà, ai limiti dello screditamento, dopo gli anni di truffe, speculazioni e bond a perdere, che hanno fatto la felicità dei marrazzi di tutta Italia.

Per recuperare quota, si è puntato in principio su una comunicazione di tipo cocooning: il risparmiatore diventa il centro del servizio (e del messaggio pubblicitario), e i presidenti e i responsabili scendono in campo per ribadire l’esistenza di un rapporto diretto, affidabile, rassicurandolo sui suoi investimenti. Questo tipo di messaggio, in seguito captato anche da altri settori merceologici (come le aziende di telefonia mobile), non bastava però a soddisfare il credito maturato dai consumatori traditi, a dichiarare un cambio di rotta. A questo punto l’accento si è spostato: al posto dei banchieri, sono comparsi i bancari, i custodi dell’affidabilità quotidiana. Per verificare questa affidabilità sono stati chiamati i comici, gli stessi che non di rado hanno agito da fustigatori del malcostume finanziario.

Muovendosi sulle orme dell’indimenticato “Ti amo bancario!” della Litizzetto, i nuovi arrivati interpellano direttamente impiegati veri o finti, con l’ironia che li contraddistingue, per esibire “chi c’è dietro”; per dimostrare che la vera assicurazione, o la vera banca, sono loro. La leva è naturalmente quella dell’”uomo qualunque”, che sempre compare nelle strategie di avvicinamento al destinatario, specialmente se fa parte di un certo target. Ma la valenza del qualunquismo qui è rovesciata: è notevole che a incarnare questa strategia siano gli stessi che fino a poco prima l’avevano utilizzata, al contrario, per rilevare la distanza tra i telespettatori e i centri del potere.

02 luglio 2005

pliberace@yahoo.it


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