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La svolta indiana della strategia
statunitense
di Enzo Reale*
[04 lug 05]
Il patto strategico firmato lunedì scorso tra Donald Rumsfeld e il
ministro della difesa indiano Pranab Mukherjee è probabilmente la
notizia più importante degli ultimi mesi nel panorama geo-politico
asiatico. Il New Framework for the US-India Defense Relationship (NFDR)
prevede un incremento sostanziale nella cooperazione in materia di
difesa missilistica, di ricerca e sviluppo di tecnologia, di
addestramento congiunto delle forze armate, di collaborazione economica
ed energetica. Ma al di là dell'aspetto strettamente economico-militare
l'accordo segna la nascita di un nuovo equilibrio politico sul versante
orientale. Vediamo perché.
● Durante la guerra fredda l'India era di fatto un alleato dell'Unione
Sovietica: dall'acquisto di armi al fronte comune contro il Pakistan,
l'asse Delhi-Mosca costituiva una cortina di ferro (rivelatasi poi
piuttosto fragile) in funzione anti-americana e all'occorrenza
anti-cinese. Dal 1991 gli indiani si sono trovati in una posizione
ibrida, senza sponde definite a livello internazionale e
contemporaneamente in cerca di un assetto interno in grado di rispondere
alla sfida di Pechino. Adesso si apre un capitolo nuovo.
● L'accordo rappresenta una doccia gelata per Hu Jintao e i gerarchi
cinesi ultimamente molto attivi sul fronte diplomatico indiano. L'idea
di un avvicinamento tra le due nazioni più popolose del pianeta sotto il
controllo di Pechino sembrava stuzzicare la volontà di potenza del
Partito Comunista Cinese che ha dimostrato in molteplici occasioni di
considerare l'estremo oriente come il proprio giardino di casa.
Ovviamente l'India si guarderà bene dal presentare la nuova alleanza con
gli americani come uno schiaffo all'ingombrante vicino, ma
oggettivamente di questo si tratta: dall'approvvigionamento di risorse
all'influenza sullo scenario mondiale, dalla crescita economica al peso
militare nelle acque dell'Oceano Indiano, la Cina si troverà a fare i
conti con una concorrenza inattesa almeno nei termini in cui si sta
profilando. E' impensabile che Pechino e Delhi smettano di parlarsi ma è
un dato di fatto che mentre l'India stringe alleanze difensive con Stati
Uniti e Giappone si guarda bene dal farlo con la Cina.
● Gli Stati Uniti dimostrano che la partita asiatica è ancora tutta da
giocare e lo fanno ancora una volta puntando su una democrazia come
argine alle mire espansionistiche (per ora solo economiche, in futuro si
vedrà) di una dittatura. Oltretutto l'India è un paese che condivide con
il mondo anglosassone tradizioni politiche e culturali consolidate:
lingua, democrazia rappresentativa stato di diritto su tutte ma anche
una progressiva liberalizzazione dell'economia (la crescita indiana è
inferiore solo a quella cinese) e una costante tendenza all'innovazione
tecnologica. Tanto che da più parti si ritiene che si stia assistendo ad
una logica espansione del concetto di anglosfera.
●
Le principali incognite che il patto lascia sul terreno sono fino a che
punto l'India sarà disposta a contribuire alla politica di containment
che Washington sta ormai chiaramente adottando nei confronti della Cina
e soprattutto come risponderà Pechino. Ma esiste anche un fattore
Pakistan: Musharraf si starà certamente chiedendo se la nuova alleanza
con l'India non sia per Washington il preludio dell'abbandono di
Islamabad al suo destino o come minimo di un ridimensionamento del
livello delle relazioni. Terrorismo e proliferazione nucleare
giocheranno un ruolo essenziale nella ridefinizione dei rapporti di
forza: l'India è da tempo obiettivo degli attacchi del fondamentalismo
islamico ma allo stesso tempo non ha mai firmato il Trattato di Non
Proliferazione. Del Pakistan come rogue state nucleare si sa tutto. Come
si muoverà Bush? Qual è l'ordine delle priorità della sua
amministrazione? Lo sapremo nei prossimi mesi. Intanto bastino le parole
di Condoleezza Rice nel corso del suo recente viaggio a Delhi:
l'obiettivo degli Stati Uniti è aiutare l'India a diventare una delle
principali potenze mondiali del XXI secolo. In luglio il primo ministro
Singh restituirà la visita. Più chiaro di così.
04 luglio 2005
enzreale@gmail.com
* Enzo
Reale è il titolare del blog
1972 |