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  IL FRANCO BEVITORE

Viaggio in Salento
alla scoperta
dei rosati d'Italia

di Franco Ziliani 

In un Paese che pure continua a decretare un crescente successo per il più "stupido" e insignificante dei vini di casa nostra, il Novello, pallida imitazione italica dei Beaujolais nouveau, prodotto con il contributo di una settantina di vitigni diversi dal Piemonte alla Sicilia, i vini rosati incredibilmente faticano a trovare spazio sul mercato e ad incontrare fiducia da parte del consumatore. Considerati dai più alla stregua di un mezzo vino, quasi una miscela, opera di abili e disinvolte operazioni enologiche, tra un bianco e un rosso, per i rosati vale la regola del "nemo propheta in patria" e sebbene siano prodotti quasi in tutte le regioni italiane e la tipologia "rosato" sia prevista nel disciplinare di produzione di un numero considerevole di vini DOC, sono dei vini praticamente tutti da scoprire, nonostante il loro rilevante e incontestabile livello qualitativo.

Rosati, o Chiaretti come preferibilmente vengono chiamati, nascono in Lombardia, nell'area da Desenzano a Sirmione, portando la denominazione Riviera del Garda Bresciano, li troviamo in Alto Adige proposti con il nome di Lagrein kretzer (splendido sul vitello tonnato), nel Veneto, dove la Doc Bardolino prevede la tipologia Chiaretto, in Toscana, nell'area di Bolgheri, (il Bolgheri rosato Scalabrone di Antinori) e, a base Sangiovese, nel Chianti, nelle Marche, nell'area del Rosso Conero, dove un produttore di qualità come Moroder propone un delizioso e profumato Rosa di Montacuto.

Per trovare però le massime espressioni di questa tipologia di vino, assolutamente perfetto, servito fresco ma non ghiacciato, per il ricco repertorio di piatti della cucina estiva, riso e pasta in insalata, vitello tonnato, antipasti freddi, verdure ripiene, pollo in gelatina, coniglio in insalata, pesce in umido, torte salate, occorre scendere più a Sud. Dirigersi verso l'Abruzzo, dove il culto del Rosato, fragrante, succoso, ma di corpo sostenuto, si traduce in un vino meraviglioso come il Montepulciano (nome del vitigno) Cerasuolo, spostarsi quindi in Campania, per gustare il Lacryma Christi rosato di Grotta del Sole e Mastroberardino, il Terre Cerase di Villa Matilde, fare un blitz a Cirò marina, in casa Librandi, per il Cirò rosato e il Terre Lontane, basati rispettivamente sul Gaglioppo in purezza e su Gaglioppo e una percentuale di Cabernet franc, e infine fermarsi, avendo centrato pienamente l'obiettivo, in Puglia. 

Qui, nella zona della Doc Castel del Monte, dove agiscono produttori come Rivera, Torrevento e Santa Lucia, ma soprattutto nella splendida penisola salentina, grazie alle distese di vigneti di Negro amaro, coltivati con la caratteristica forma dell'alberello basso, il rosato diventa oggetto di culto, celebra la sua grandezza, conosce le sue migliori espressioni a cavallo tra le province di Lecce e di Brindisi. Molti i produttori di valore, capaci di realizzare vini accattivanti sotto ogni punto di vista, dal colore, rosa carico brillante, con splendenti riflessi corallo, ai profumi esuberanti e freschi di lampone e mirtillo, al gusto bilanciato, morbido, sapido e nervoso, dotato di buona struttura e pienezza, che invoglia piacevolmente al bere.

Ottimi il Salice Salentino Le Pozzelle di Candido, il Leverano rosato Vigna del Saraceno dei Conti Zecca, lo Scaloti Rosato del Salento di Taurino, l'Alezio rosato di Michele Calò, il Brindisi rosato Vigna Flaminio di Vallone, il Salento rosato Bizantino di Pervini, mentre lo storico Five Roses di De Castris deve ancora ritrovare l'antico splendore. Il mio prediletto, però, è il magnifico, delicatissimo, fragrante e succoso Salento rosato Rosa del Golfo, che dalla nativa Alezio un grande uomo del vino come Mino Calò, prematuramente scomparso, ha saputo imporre con intelligenza come l'archetipo dei moderni, eleganti, rosati del Sud.

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