Per
vincere la sfida di Luca Pesenti Che cos'è la Casa delle libertà? Un pluriverso multipolare, l'incontro delle differenze, la risposta al clima mutato. Lo si vede benissimo, nel profondo del profondo Nord, là dove Formigoni arraffa il 67 per cento dei consensi in Lombardia e in certe province "bulgare" supera il 70, preparando magari la leadership di domani. Perché l'universo Nord svolta e dilaga verso la destra, il centro e il centro della destra? Questo dobbiamo chiederci, perché non è casuale quanto è accaduto nelle ultime elezioni regionali e quanto potremo sospettare per le imminenti scadenze elettorali. La novità sta nell'adesione profonda, adeguata, radicale a una realtà mutata e mutante. Chiamalo "nuovo blocco sociale", il nuovo che avanza per davvero. Blocco di un popolo esteso e variegato, di imprenditori piccoli e medi e impiegati non di concetto, di non garantiti e giovani felici, di tartassati e superstiti, di creativi e passionali, di volontari e lavoranti nonprofit, di operai stanchi di Cgil e di atipici stanchi di provvisorietà. Blocco senza più destra e sinistra ma non per questo senza conflitti e senza nemici: nemico dei privilegiati, delle fighette repubblican-scalfariane, dei Palazzi sordi e grigi, dei salotti buoni e anche di quelli cattivi, dell'assistenzialismo per bambini cretini. Sì, insomma, chiamiamolo popolo, quello che si vuole autogovernare, quello che ancora sogna e spera nonostante D'Alema. Contenuti, progetti, ipotesi. Su questo forse non tutto è chiarito, perché parlar di liberalismo non ha senso alcuno se non si aggiungono carne e sangue, trasvalutando i valori. Nel pluriverso politico e culturale, azzardiamo l'unione nelle diversità. Proviamo a sostenere l'azzardo di Ivo Germano e caliamo la cinquina: comunità, sussidiarietà, devolution, libertà, partecipazione (nella polis e in azienda). Siamo pronti tutti ad appoggiare questo pentagramma programmatico? Perché su questi punti si fa un programma, si attua la rivoluzione più o meno liberale del nostro paese, liquidando un bel po' dello Stato, rilanciando tutta la società, civile ed incivile, bilanciando le estreme senza forzosamente moderarle in un centro paludoso. Rivalutando il popolo non più composto da anonimi atomi meccanizzati, ma da persone in comunità, da molti Io che cercano un Tu e un Noi, perché arendtianamente "solo nell'ambito di un popolo l'individuo può vivere come un uomo fra gli uomini, senza rischiare di morire per mancanza di forze". Rivalutando il popolo nella sua creativa presenza, nella superiore capacità di risposta immediata ai bisogni e alle urgenze, senza passare dal via o dallo Stato-infermiere ma dalla concretezza di opere adeguate. Rivalutando il popolo nella sua multiforme identità, perché se vogliamo ancora l'Italia non dobbiamo creare gli italiani, ma ridare fiato a lombardi, veneti, abruzzesi, siciliani. O forse a milanesi, triestini, fiorentini, napoletani, la cui memoria continua a subire colpi mortali. Ma sospettando la calata d'assi dall'alto, premuriamoci che tutto ciò sia figlio della storia, del magma esistenziale, emergenza dei conflitti e delle cooperazioni. La rigenerazione programmatica degli intellettuali non ha mai funzionato per nulla e per nessuno. Qui il programma si sta facendo da sé, sulla spinta di quel popolo che ha rotto le alchimie di Palazzo e le gelosie regionali, imponendo la Casa di tutti (che è casa delle differenze) al Polo di nessuno. Facendo capire a lor signori che non solo senza Lega non si vince, ma senza Lega non si capisce per davvero il Nord, il Centro e neppure il Sud. Chi sono oggi i convitati di pietra? Quali le anime? Se ne vedono, belle e distinte, almeno tre: liberal-libertaria, cattolico-popolare, federal-identitaria. Che nessuno pensi di ridurle ad unità, di scindere l'inscindibile, di far rinascere Hegel dalle ceneri moderne. Ognuna vada per la sua strada, ognuna produca ossimori e conflitti, ognuna si radichi dove vuole e dove può. Ognuno per la Casa, la Casa per ognuno, simultaneità di distanziamenti e avvicinamenti. Ognuno a capire e captare il suo pezzo di postmodernità arrancante, a dar risposte pronte a confrontarsi e scontrarsi. Senza elisioni reciproche e liste di proscrizione, senza l'imposizione forzosa del patentino liberale dispensato da non si sa quale Giudice supremo e Custode dell'ortodossia. Difendiamo invece il Ppi: Pensiero plurale delle identità. Pasolini con Peguy, Schmitt con Proudhon, Etzioni con De Benoist. Illusione del futuro. Per finire, un piccolo quesito. Che ne è di quel pezzo di cultura politica che Alleanza nazionale dovrebbe rappresentare in questa Casa delle differenze non solo comunicative? La quarta gamba sembra aver perso smalto e identità, rimovendo nell'ansia purificatrice anche ciò che si poteva lasciare. Quale anima rappresenta o rappresenterà? Nazional-popolare? Destro-sociale? Liberal-conservatrice? O liberal-nazionale? O forse qualcosa di diverso, che ancora non si vede, o forse non vediamo soltanto noi? Ci facciano sapere. Battano un colpo o anche due per capire se quella cinquina idealtipica va bene oppure no e soprattutto se c'è altro da aggiungere. Perché nel profondo del profondo Nord l'avanguardia dei futuri assetti ha già lanciato la sfida alle stelle.
|
|