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  IL WEEK END  PIU' LUNGO DI PAPA WOJTYLA

Attacco al cuore della cristianità

di Pierluigi Mennitti

Ha aspettato il giorno dopo. E poi ha atteso ancora. Ha concluso la faticosa visita a Regina Coeli, dove ha celebrato assieme ai carcerati il Giubileo dei detenuti, poi è tornato in Vaticano, s'è cambiato i paramenti e si è affacciato su Piazza San Pietro, dove la solita folla domenicale era in attesa della preghiera dell'Angelus. Era quasi mezzogiorno quando Giovanni Paolo II ha scosso la piazza sonnolenta, pronta a ricevere la benedizione: "Un accenno ritengo doveroso fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al grande Giubileo dell'anno Duemila e per l'offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo".

Da quel momento, la sarabanda mediatica orchestrata da stampa e tv per raccontarci che, in fin dei conti, il Gay Pride era stato digerito da Roma come tante altre manifestazioni s'è bloccata. Il Papa ha stracciato il velo e ha detto al mondo politico e ai fedeli che il re era nudo. Ancora poche parole per ribadire il catechismo della Chiesa e togliere a tutti l'alibi della ghettizzazione: gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, ma gli omosessuali "devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza". Nei loro confronti la Chiesa è chiara: "A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione, tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione".

E' apparso chiaro a tutti, da quel momento, che la posta in gioco doveva essere ben altra, rispetto a quella del diritto dei gay a manifestare i propri sentimenti. Tutto d'un tratto sono ricomparse alla memoria le dichiarazioni anti-Vaticano che gli organizzatori avevano lanciato nei giorni precedenti, i cartelli contro il Giubileo e il Papa che la Rai aveva sapientemente oscurato nella diretta televisiva, la sfida lanciata sino alla conquista del Colosseo, luogo simbolo del martirio dei cristiani, dove ogni anno il Papa celebra, con la Via Crucis, la passione di Cristo nel giorno del venerdì santo. Gerusalemme era stata risparmiata dal Gay Pride israeliano, il governo aveva saputo dirottare il carnevale omo-trans nelle vie meno sacre di Tel Aviv. Il governo di Roma no. La maggioranza romana, dopo aver sbeffeggiato il suo primo ministro per un distinguo sottile sottile ("purtroppo"), ha schierato in parata i suoi ministri, i suoi segretari, i suoi sottosegretari, circondati da quella galassia magmatica che sono diventati i centri sociali, okkupati e non.

Insomma, il Vaticano non ci sta più. Non se la sente più di considerarsi separato in casa. Cerca di recuperare il proprio ruolo di guida del mondo cattolico a partire da Roma, la sua capitale. Il Gay Pride, così fortemente strumentalizzato dalla sinistra, si pone al crocevia di una strategia che è partita con il colpo di mano in Senato sulla legge varata dalla Camera sulla procreazione assistita e mira all'ipotesi di una società che superi il sistema sociale di valori etici, di gerarchie funzionali. E' l'avvento di una grande umanità di individui priva di riferimenti morali e quindi di capacità di reazione critica verso ogni suggestione proveniente dai detentori del potere. Si tratta di scenari che non sono più fantascientifici, almeno da quando è entrata in gioco la bioingegneria con la sua capacità di procreare individui con il sesso e le caratteristiche fisiche determinate dai richiedenti. 

Esistono ormai filoni scientifici che si richiamano a un imprecisato bio-progressismo, sconosciuti a livello di opinione pubblica ma ben presenti a quanti riflettono da tempo sulla genetica applicata all'essere umano. Alla base di questo progetto vi sarebbe il superamento del modello unico della famiglia basata sui due sessi naturali volti alla procreazione della specie. Ecco perché la Santa Sede guarda con preoccupazione alla convergenza - consapevole o inconsapevole - tra sinistra parlamentare e sinistre radicali.

In più il Vaticano sente l'esigenza di riaffermare la propria presenza pastorale su un piano geopolitico. Pressato dall'avanzata dell'islamismo, messo in difficoltà dall'aggressività delle ricche Chiese protestanti del Nord, non può perdere terreno nelle sue terre d'origine, tantomeno nella città che ospita il cuore della sua Chiesa, Roma. L'ansia da accerchiamento, d'altronde, viene confermata da segnali ostili tutti convergenti sulla Santa Sede. Ultimo in ordine di tempo, l'attacco lanciato all'indomani del Gay Pride da Alì Agca: "Il Vaticano è nemico di Dio e dell'umanità. Io dichiaro, da solo, una guerra culturale contro il Vaticano". Da solo?

pmennitti@hotmail.com