...

 

  MESSICO

Nel nome di Fox
la speranza di
libertà e benessere

di Giuseppe Mancini

Nelle prime elezioni libere e non contraffatte di tutto un secolo, la destra liberista filo-americana e moderatamente cattolica ha vinto. Vicente Fox Quesada, 58 anni, un passato come manager della Coca-Cola e poi come allevatore, in politica dal 1988, assumerà il primo dicembre i poteri di presidente del Messico. Una sconfitta all'inizio imprevedibile, ma poi ampiamente attesa negli ultimi giorni prima delle elezioni del 2 luglio, per Francisco Labastida, candidato del Partito rivoluzionario istituzionale (Pri) ininterrottamente al potere dal 1929. 

Vicente Fox ha vinto soprattutto grazie al Pri. In primo luogo, per il rigetto da parte della popolazione di un sistema politico fondato sulla povertà, l'incompetenza e la corruzione. In secondo luogo, per le faide e le gelosie interne al partito che hanno azzoppato la candidatura Labastida. In terzo luogo, per le riforme del presidente uscente Zedillo: sia le semplificazioni del processo elettorale che hanno consentito la libera espressione del voto; sia le sostanziose aperture al mercato che hanno fatto intravedere ai messicani prospettive di benessere e di reale progresso. Meglio che siano i liberisti autentici a fare le riforme liberiste! Ma Fox ci ha anche messo del suo: la genialità politica nella creazione del cartello elettorale, l'Alleanza per il cambiamento, col quale ha saputo coalizzare liberisti, conservatori, ecologisti e cattolici. Uno schieramento palesemente rivolto alla valorizzazione dei ceti medi, per troppi anni bersaglio dei mal repressi istinti classisti del Pri.

Il programma di Fox è facilmente riassumibile. Lotta alla corruzione, oggi endemica a tutti i livelli dell'ammiinistrazione. Snellimento e ammodernamento della macchina burocratica, con in vista la riduzione di un debito dalle dimensioni spaventose (ossia, simile al nostro). Proseguimento delle riforme economiche abbozzate dal suo predecessore Zedillo: apertura agli scambi, concorrenza, rinsaldamento del Nafta, investimenti stranieri. Attenzione per le classi sociali più deboli, attraverso una più equa distribuzione del reddito, attraverso investimenti massicci per la scolarizzazione e la formazione. In politica estera, un rapporto privilegiato, fondato sulla collaborazione e non più sull'asservimento, con il vicino del Nord; la ricerca di intese di collaborazione coi vicini del Mercosur. 

Le analogie con l'Italia sembrano evidenti. Una sinistra illiberale, inconcludente e rissosa da tempo immemorabile (direttamente o indirettamente) al potere. La burocratizzazione eccessiva della vita pubblica, con annessa e non debellata corruzione. L'economia imbrigliata e perennemente in sofferenza. L'alleanza delle forze libere e produttive, sostenute dai ceti medi. Per il Messico si apre una stagione densa di speranze e di rinnovamento.

pa0140@panservice.it