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IL
WEEK END PIU' LUNGO DI PAPA WOJTYLA |
Una
sinistra ipocrita e opportunista
di
Virgilio Ilari
I due gesti compiuti dal Papa nello stesso giorno, la celebrazione del Giubileo dei carcerati e la dura deplorazione della giornata dell'orgoglio omosessuale, hanno posto un salutare segno di contraddizione. Nel comportamento tenuto dalla sinistra nelle due vicende emerge quanto essa sia in realtà estranea alle sue stesse tradizioni e radici. Non soltanto a quelle marxista e cattolica, ma più ancora a quella liberale che oggi tanto proclama.
Marciando al Gay Pride e disertando la messa nelle carceri, la sinistra di governo contraddice la laicità dello Stato. Ridotta a mera prassi del potere, la sinistra pretende di surrogare la mancanza di consenso con lo Stato etico, censurando i cittadini e pretendendo di rieducarli. Permissiva o repressiva, la sinistra distilla la scienza del bene e del male dal "personale politico" dell'oligarchia sessantottina. Proiettano sul prossimo un profondo e inconfessato disprezzo di sé stessi, giudicando per sfuggire al giudizio della loro stessa coscienza.
Nell'indifferenza e nell'ipocrisia ultimo criterio resta l'opportunismo.
La misericordia negata ai carcerati fa risaltare meglio l'ipocrisia dell'esibizione ministeriale al Gay Pride. Il confronto con le vecchie immagini delle due precedenti visite pastorali a Regina Coeli, quelle di Papa Giovanni e di Paolo VI, rende ancor più eloquenti quelle di Giovanni Paolo II. Allora c'era stato il buon senso, il timor di Dio di lasciare che il Papa visitasse i carcerati. Oggi stavano sullo strapuntino, circondati e sovrastati dal cipiglio - al tempo stesso sciatto, sospettoso e arrogante - di uno Stato dai nervi a fior di pelle. Poco mancava che si chiedesse al Papa di consegnare i premi al personale della polizia penitenziaria.
Torna alla mente un vecchio film degli anni Settanta, oggi censurato, in cui Alberto Sordi, "detenuto in attesa di giudizio", assiste alla messa nella rotonda di Regina Coeli, ignaro che i carcerati debbono assistervi in silenzio. Perciò al "dominum vobiscum" risponde lui solo, alto e forte, "et cum spiritu tuo". Dopo un istante di silenzio irreale quella risposta cristianamente eversiva, ripetuta da cento, mille bocche innesca la rivolta contro l'umanità umiliata.
"Gente armata, non temuta". Questo era, secondo l'efficace prosa di un ufficiale della marina pontificia di fine Settecento, il segno agghiacciante di una rivolta imminente dei galeotti. La Chiesa italiana ha benedetto e continua a benedire le armi e i gagliardetti della sinistra di Stato. Torna sempre la tentazione di confondere peccato e reato, dalla scomunica ai mafiosi alla proposta di punire i clienti delle prostitute. Ma, ogni tanto, a tratti, affiora una coscienza spirituale cristiana che non teme la gente armata, che sa ritrovare, come dopo un lunghissimo esilio, il linguaggio regale e liberante di Cristo. L'arresto di don Frittitta per aver seguito il cammino di conversione del mafioso Aglieri senza imporgli la delazione degli altri. La ferma riprovazione della Chiesa modenese contro un processo per pedofilia costellato di suicidi e tragedie familiari e ripudiato dalla coscienza popolare. Segni di contraddizione, ai quali non si può replicare, come si è tentato persino col Papa in visita dai carcerati: "Coi fascisti non si parla".
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