Prima che Ross Perot,
sulle ali dei petroldollari, inaugurasse la sua inutile crociata contro "Washington
ladrona", il Libertarian Party era la terza forza del
sistema politico statunitense. E lo è ancora, se si mettono da parte gli isolati picchi
di consenso raggiunti dal plurimiliardario texano alle elezioni presidenziali.
Fondato nel dicembre del 1971 da David Nolan, insieme a un manipolo
di repubblicani e democratici del Colorado delusi dalla rigidità del bipartitismo a
stelle e strisce, il Libertarian Party è sempre riuscito a presentare un suo candidato
per la corsa alla Casa Bianca. Dal 1978, poi,
quando Dick Randolph ha debuttato nel "parlamento" dell'Alaska, i libertari
americani hanno portato decine di loro rappresentanti nelle assemblee legislative degli
stati dell'unione, raggiungendo il massimo storico nelle elezioni del '92 per il parziale
rinnovo del Congresso, con più di un milione di voti
raccolti dai 23 candidati al Senato. La migliore performance mai conseguita negli States
da un "terzo partito" fin dal 1914.
Oggi, a un quarto di secolo dalla sua nascita, il Libertarian Party è ormai una realtà
radicata nel territorio. E, pur non riuscendo quasi mai a scalfire il duopolio di
repubblicani e democratici, raggiunge spesso una percentuale di voti vicina al 30 per
cento nelle elezioni locali di stati come California, Montana, New Hampshire, Illinois,
Massachusetts, Utah e Wyoming. Uno dei segreti di questo successo è, senza ombra di
dubbio, il massiccio uso fatto dai libertarian Usa delle opportunità di comunicazione
politica messe a disposizione dal Cyberspazio. A partire, naturalmente, dal sito Internet
ufficiale del partito.
"Noi, membri del Libertarian Party - si legge nel breve statuto on-line del movimento
- sfidiamo il culto dello stato onnipotente e difendiamo la libertà degli individui.
(...) Ci opponiamo a qualsiasi interferenza del governo nella proprietà privata (...) Gli
individui non possono essere costretti a sacrificare le proprie vite e i propri beni a
favore degli altri, ma devono essere lasciati liberi di interagire tra loro (...) L'unico
sistema economico compatibile con la protezione dei diritti individuali è quello di
libero mercato".
Partendo da queste premesse, è naturale che il Libertarian Party si trovi a suo agio nel
tumultoso universo del Cyberspazio, considerato dai teorici della "Third Wave
Revolution" (come
Alvin Toffler
e George Gilder) quasi
l'incarnazione di quell'idealtipo di concorrenza perfetta intuito dai filosofi scozzesi
del Settecento e formalizzato dalla scuola austriaca dell'economia e dagli
anarco-capitalisti statunitensi.
Così, oltre a mettere a disposizione dei cybernauti tutto il
materiale che di solito si trova nei siti delle organizzazioni politiche (dichiarazioni di
principio, rassegne stampa, documenti ufficiali, modalità d'iscrizione, ...), il
Libertarian Party ha deciso di fare della propria presenza su Internet un vero punto
d'incontro organizzativo tra dirigenti e simpatizzanti.
"Cliccando" su una coloratissima cartina degli Stati
Uniti, il navigatore interessato potrà esplorare ogni singola realtà locale gestita dal
partito, spedire messaggi di posta elettronica a tutti gli esponenti libertarian che
lavorano sul territorio (da New York City al più sperduto villaggio del Nebraska) e,
sopratutto, accedere ai 43 siti Internet gestiti dalle sezioni locali. Ognuno con il suo
calendario di eventi e la sua piccola biblioteca on-line. Ed è proprio questo
"federalismo" estremo, in linea, del resto, con i principi di filosofia politica
che ispirano il movimento, uno dei punti di forza del Libertarian Party nel Cyberspazio.
Una segnalazione, infine, la merita lo sterminato elenco di collegamenti con le presenze
libertarian nel World Wide Web che non sono una diretta emanazione del partito. I
movimenti politici con sede negli Stati Uniti ci sono quasi tutti: dall'Acton Institute al
Republican
Liberty Caucus. E
non mancano le organizzazioni non-yankee, anche se all'appello, purtroppo, l'Italia non
risponde.
a cura di
Andrea Mancia
(1998) |

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